Arrivi in Emilia-Romagna e ti trovi davanti a un menu pieno di tortellini, salumi, piadine e formaggi: scegliere da dove cominciare non è sempre facile. Per capire cosa si mangia in Emilia-Romagna, bisogna distinguere tra la cucina dell’Emilia, ricca di pasta all’uovo e prodotti stagionati, e quella romagnola, più legata alla piadina, al pesce e alla convivialità. Ho raccolto i piatti da provare, le specialità legate alle principali città e qualche consiglio pratico per ordinare bene.
Un viaggio gastronomico tra pasta fresca, salumi e sapori del mare
- Pasta ripiena e tagliatelle sono il cuore della cucina emiliana.
- Prosciutto di Parma, Parmigiano Reggiano e mortadella sono gli assaggi più riconoscibili.
- In Romagna dominano piadina, squacquerone, cappelletti e pesce dell’Adriatico.
- Ogni provincia ha ricette proprie, spesso molto diverse anche tra città vicine.
- Per un primo tradizionale si spendono in genere 12-18 euro, mentre un pasto completo in trattoria costa circa 25-40 euro a persona.

La cucina emiliana e romagnola parte dalla sfoglia
La prima cosa che assaggio quando arrivo in questa regione è la pasta fresca all’uovo. La sfoglia viene tirata a mano, spesso con il mattarello, e trasformata in tagliatelle, lasagne, tortelloni e altre paste ripiene. Non è solo una questione di tradizione: una sfoglia ruvida trattiene meglio il condimento e rende il piatto più saporito.
A Bologna e Modena il simbolo sono i tortellini in brodo, piccoli e con un ripieno a base di carne, prosciutto, mortadella, Parmigiano Reggiano e noce moscata. La versione in brodo è quella che preferisco per capire davvero la qualità della pasta e del ripieno, mentre le varianti alla panna o con crema di formaggio risultano più ricche e meno adatte a chi vuole un gusto tradizionale.
Le tagliatelle al ragù sono un altro piatto fondamentale. A Bologna il ragù viene servito tradizionalmente con la pasta all’uovo, non con gli spaghetti, che appartengono soprattutto a una rilettura diffusa fuori dalla regione. La lasagna verde bolognese, preparata con sfoglia agli spinaci, ragù, besciamella e Parmigiano, è invece una scelta sostanziosa, ideale per un pranzo lungo.
Tra le paste ripiene cambiano molto sia la forma sia il ripieno. I tortelli delle zone di Parma e Reggio Emilia possono contenere ricotta ed erbe, mentre i cappelletti romagnoli sono spesso ripieni di formaggio e vengono serviti in brodo. In Romagna meritano attenzione anche i passatelli, preparati con pangrattato, Parmigiano e uova, dalla consistenza rustica e dal gusto deciso.
Salumi, formaggi e aceto balsamico da gustare con attenzione
L’Emilia-Romagna è una delle regioni italiane più ricche di prodotti certificati. Nel 2026 il portale regionale indica 44 specialità DOP e IGP, tra salumi, formaggi, frutta, pani e condimenti, un patrimonio che spiega perché la cucina locale sia così riconoscibile. Emilia-Romagna Turismo raccoglie molti di questi prodotti e aiuta a collegarli ai territori di origine.
Il Prosciutto di Parma si apprezza meglio tagliato sottile e servito senza condimenti pesanti. Il Culatello di Zibello, più intenso e delicato allo stesso tempo, è una specialità della bassa parmense che conviene ordinare in un tagliere ben curato. La mortadella di Bologna, invece, non è soltanto un ingrediente per panini: tagliata spessa e accompagnata da pane fresco può essere un antipasto semplice ma molto appagante.
Il Parmigiano Reggiano cambia parecchio con la stagionatura. A 12-18 mesi è più dolce e lattico, mentre intorno ai 24 mesi diventa più friabile e aromatico; oltre i 30 mesi acquista note più intense e una consistenza granulosa. La stagionatura minima prevista è di 12 mesi, ma per mangiarlo a scaglie preferisco spesso un formaggio di 24 mesi, più equilibrato tra dolcezza e sapidità.
L’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena o di Reggio Emilia non va confuso con il normale aceto balsamico da condimento. Quello tradizionale è denso, aromatico e viene usato in piccole quantità su Parmigiano, carne, fragole o alcune preparazioni gastronomiche. Un errore frequente è versarlo in abbondanza su tutto il piatto, coprendo i sapori invece di valorizzarli.
In Romagna il formaggio più rappresentativo è lo squacquerone, morbido e leggermente acidulo. È perfetto con la piadina, insieme a rucola e prosciutto crudo, ma anche da solo quando si vuole assaggiare un prodotto locale senza troppe aggiunte.
La Romagna si riconosce dalla piadina e dal pesce
La piadina romagnola è il piatto più pratico della regione. Si mangia nei chioschi, nei mercati e nelle piadinerie, spesso farcita al momento con squacquerone, prosciutto, rucola, salame o verdure grigliate. A Rimini tende a essere più sottile, mentre nelle zone di Ravenna e Forlì-Cesena può risultare più spessa e morbida.
Io la scelgo con pochi ingredienti, perché una buona piadina non ha bisogno di diventare un panino troppo carico. La combinazione più equilibrata resta squacquerone, rucola e prosciutto crudo; per una versione vegetariana funzionano bene squacquerone, verdure grigliate e pomodori secchi.
Accanto alla piadina c’è una cucina di mare spesso sottovalutata. Lungo la costa si trovano sardoncini, alici, seppie, cozze e vongole, preparati alla griglia, fritti o in umido. A Cesenatico e Rimini sono comuni i piatti di pesce azzurro, mentre nelle zone del Delta del Po l’anguilla è una presenza storica, servita alla griglia o in umido.
Tra le ricette da cercare ci sono il brodetto di pesce, le cozze alla marinara e i passatelli asciutti con sughi di mare. La disponibilità dipende dalla stagione e dal pescato del giorno, quindi in una trattoria seria il menu può cambiare. Per me è un buon segnale, non un limite: il pesce fisso tutto l’anno merita qualche cautela.
Il pasto romagnolo si accompagna spesso con Sangiovese di Romagna, Trebbiano o Albana. Con la piadina e i salumi preferisco un vino fresco e non troppo strutturato, mentre con la carne alla griglia il Sangiovese offre maggiore intensità.
Le specialità da cercare città per città
La cucina regionale si comprende meglio seguendo una piccola mappa gastronomica. Non serve provare tutto nello stesso viaggio: scegliere una o due specialità legate al luogo in cui ci si trova rende l’esperienza più autentica e spesso anche più conveniente.
| Zona | Piatti e prodotti da provare | Perché sceglierli |
|---|---|---|
| Bologna | Tortellini in brodo, tagliatelle al ragù, lasagna verde, mortadella | È il punto di riferimento per la pasta fresca e i sapori emiliani più conosciuti. |
| Modena | Aceto Balsamico Tradizionale, tigelle, gnocco fritto, zampone | Unisce prodotti stagionati, salumi e specialità da condividere. |
| Parma | Prosciutto di Parma, Culatello di Zibello, torta fritta, anolini | È la destinazione migliore per salumi e formaggi di lunga tradizione. |
| Reggio Emilia | Erbazzone, cappelletti, Parmigiano Reggiano | L’erbazzone offre un assaggio vegetariano e rustico, mentre i cappelletti sono tipici dei pranzi in famiglia. |
| Ferrara | Cappellacci di zucca, salama da sugo, coppia ferrarese, pampepato | La cucina ferrarese ha ricette più originali e sapori spesso agrodolci. |
| Ravenna, Cervia e Rimini | Piadina, cappelletti romagnoli, passatelli, pesce azzurro | Permette di alternare street food, pasta ripiena e cucina dell’Adriatico. |
Piacenza merita una menzione per i pisarei e fasò, piccoli gnocchetti di pane con fagioli e sugo, e per la coppa piacentina. Nell’Appennino modenese e bolognese, invece, proverei tigelle e borlenghi, specialità semplici che danno il meglio insieme a salumi, formaggi e un bicchiere di Lambrusco.
Come ordinare bene e quanto mettere in conto
In una trattoria tradizionale conviene seguire un ordine essenziale. Un antipasto condiviso, un primo e un dolce sono spesso sufficienti, perché le porzioni di pasta fresca e i taglieri possono essere più generosi di quanto sembri. Io eviterei di ordinare contemporaneamente tagliere, primo ricco e secondo di carne, a meno di essere in gruppo.
- Pasto veloce con piadina e bevanda: circa 8-15 euro a persona.
- Primo in trattoria: generalmente 12-18 euro, con prezzi più alti nei ristoranti centrali o più ricercati.
- Tagliere di salumi e formaggi: circa 12-22 euro, spesso pensato per una o due persone.
- Pasto completo con antipasto, primo o secondo, dolce e bevanda: circa 25-40 euro a persona, esclusi eventuali vini importanti.
I prezzi cambiano molto tra centro storico, località balneari e piccoli borghi. Menu recenti di trattorie bolognesi mostrano primi tradizionali tra circa 13 e 18 euro e pasti medi intorno ai 27 euro, ma è sempre meglio controllare menu e coperto prima di sedersi. I menu pubblicati su TheFork sono utili per avere un ordine di grandezza, non per fissare una tariffa valida per tutta la regione.
Un altro consiglio concreto riguarda le porzioni. Se vuoi assaggiare più ricette, cerca un menu degustazione oppure chiedi due primi da dividere. Nei chioschi della Romagna, invece, una piadina farcita è spesso sufficiente per un pranzo leggero, mentre dopo una giornata al mare si può aggiungere un fritto di pesce o un contorno.
Il modo migliore per ricordare davvero questi sapori
La cucina dell’Emilia-Romagna non è soltanto una lista di piatti famosi. È un insieme di differenze locali, tecniche manuali e prodotti che hanno senso soprattutto quando vengono assaggiati nel territorio d’origine.
Per un primo viaggio sceglierei Bologna o Modena per la pasta fresca e i salumi, Parma per le eccellenze stagionate e Rimini, Cervia o Cesenatico per piadina e pesce. La mia regola è semplice: un piatto simbolo, un prodotto locale e un’abitudine del posto, come mangiare la piadina in un chiosco o ordinare il formaggio con la stagionatura indicata.
È così che la tavola regionale smette di sembrare un menu turistico e diventa parte del viaggio, con sapori diversi a pochi chilometri di distanza e sempre una nuova specialità da scoprire.